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10RIGHE
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martedì 31 gennaio 2012
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UN ROMANZO TRANQUILLO
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Scriviamo insieme un romanzo?!
Tranquilla ci dà il la: siamo a Milano, tra la casa di Mario, il gallerista, e il Caffè di Michela. Tutti cercano Eleonora, la bella studentessa innamorata. Davanti al bar c’è sempre Leo, un giovane anziano dagli occhi brillanti che non c’entra niente con l’happy hour.
Tutti possiamo partecipare, intrecciando le nostre 10 (al massimo) righe a quelle di chi ci precede e di chi verrà dopo. Il titolo lo troveremo strada facendo. La Redazione ci guiderà se ci perdiamo. Il romanzo finirà il 31 marzo. Ma Eleonora dov'è?
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Lina
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Dieci Righe
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"Via da qui! Dovete andare via da qui! Avete capito? Sono stanca di
voi e dei vostri giochi! Prendete sempre un bicchiere d'acqua, al
massimo un caffè... e poi tutto il giorno siete sempre qui! Sempre con
queste carte in mano! Non siete un buon spettacolo per il mio locale!
Non attirate altra gente! Vi ho sempre ospitati per buona educazione!
Ma adesso BASTA! ANDATE VIA DA QUI! Non vi ci voglio più!". Anche se
questa invettiva non era rivolta direttamente a lui, Mario è
letteralmente fuggito via da li. Non sapeva il perché. Del resto, cosa
alquanto rara per un ritardatario cronico, Mario era in anticipo
all'appuntamento e così si è rifugiato nel primo luogo che ha reputato
tranquillo: la prima chiesa dietro l'angolo.
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Eleonora sta varcando rapidamente l'ingresso del Museo di Brera. Desidera fortemente cadere in deliquio (sindrome di Stendhal), davanti al Cristo morto di Mantegna. Mentre sale pensosa l'ampio scalone, già pregusta il vago capogiro, la squisita vertigine di straniamento che questa esperienza le ha tante volte portato. E' il suo anti-veleno per astrarsi dalla banalità..
Anny ciaoooo!!!!
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E' esile alta, bella. Capelli lisci, fino alle spalle, biondi e porta sempre nella sacca bianca di tela i suoi acquarelli. Ha una bella mano, disegna bene, certo da qui al Mantegna, ma lei ama l'arte e anche l'opera lirica. Strano per la sua giovanissima età. Fa ancora il Liceo. Un'amica la vede e la saluta, "ciao Ele", ma lei non la sente e va via. E' già entrata in quella dimensione in cui non tutti ti vedono e non vedi tutti…
metropolitana
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La ragazza non sa dove sta andando e si ritrova in una soffice piazza. I mattoni della chiesa sono ancora più rossi, spiccano come schegge di un tramonto invernale sul bianco della neve appena caduta. Eleonora, guidata da un nonsoché, si intrufola nella grande Chiesa e si lascia sorprendere dalle note geometriche e dolci di Bach. Si ritova su una panca, seduta di fianco a un distinto signore intabarrato.
Alessandra Mascaretti
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Mario, il gallerista, è seduto in chiesa. Eleonora lo chiama Gallery e lo trova uno OK. Gli sorride perché somiglia al suo paparone che la porta alla Scala. “Da grande, quando sarai sposata e felice, apprezzerai quanto importante è l’opera per la tua cultura”. Un brivido buio le passa nella testa, ripensando al padre che la guarda con tenerezza e le dice quelle parole. Non per la lirica, ma è il resto che la scuote “sarai sposata e felice”.
quotidiano
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Per la redazione : ma come calcolate le 10 righe? Ho già fatto 2 invii di 6/7 righe ma sono andati persi. C'è modo di recuperare qualcosa? Grazie.
Anny ciaoooo!!!!
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Il gruppo dei giocatori, incalliti, si alza bofonchiando. Il locale è pieno è ogni volta che c'è gente, sono loro a essere presi di mira dalle urla di Michela, la proprietaria. Ormai lo sanno e ci hanno fatto il callo. Si alzano, si salutano e si danno appuntamento l'indomani. " Speriamo ci sia meno gente." dice Gianni, mandando un bacetto allla padrona, tanto sa che è tutta scena.
Lina Sotis
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Gianni pensa soprattutto a come giravano bene le carte quel pomeriggio. Poteva prendere un altro caffè così Michela forse urlava mezzora dopo! Era stato come interrompere qualcosa di bello.
Nell'uscire vede che un signore non più giovane sta osservando Michela dietro il banco. Ha occhi sorridenti ma sembra che stia studiando i movimenti della padrona. Forse si conoscono.
sintetico
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Era proprio lui, Leo, e conosce la Michela da anni, quindi può sgridarla per aver cacciato quei personaggi, forse un po' inquietanti, che giravano attorno al suo caffè. "Hai ragione Leo, ho sbagliato, ma a volte non se ne può più, però hai ragione tu c'è spazio per tutti al mondo". Mario arriva infreddolito dalla chiesa, entra nel Caffè forse per un giro di carte...
metropolitana
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Mario guarda Leo e senza un saluto gli chiede: "Sa qualcosa di Eleonora, quella ragazza esile, quella che fa disegni delicati come lei. Viene sempre al bar col suo ragazzo cantautore, mi pare che lui si chiami Gil. L'ho appena incontrata in Chiesa e c'era qualcosa di incomprensibile in lei. Era lì, ma forse non c'era”. Leo si passa la mano sulla barba brizzolata, pensa ad alta voce: "Dov'è andata Eleonora?"
quotidiano
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MESSAGGIO REDAZIONALE
Anny ciaoooo!!!, abbiamo sottoposto ai tecnici il tuo problema, e stiamo aspettando una risposta. Intanto, se vuoi, manda il testo a aletranquilla@gmail.com, e proviamo a postarlo noi.
La Redazione
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Leo e Mario si conoscono, da sempre. Da sempre si rispettano, si inseguono, si sfidano, si interrogano. Hanno uno sguardo complementare sul mondo. A volte sono complici, a volte avversari. A volte fanno perfino finta di ignorarsi, ma non ci crede nessuno.
Carlina1903
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Quella frase di Gil,”devo riflettere,non sono pronto per una storia ora devo pensare alla mia musica”Per lei non c era posto,e se ne era andato.Aveva bisogno di stare sola di ritrovare se stessa.I passi lenti,il viso basso,lo sguardo smarrito.Poi il solito bar,le solite voci,no,oggi non aveva voglia di vedere nessuno.Mai avrebbe immaginato che il chiedere qualcosa di caldo avrebbe suscitato l attenzione,forse quei disegni,caduti dalla sacca,come sfuggiti anch essi dalla realtà, da lei,quei visi, quei tratti dolcissimi Quei gesti impacciati nel cercare di raccoglierli .Non un sorriso,solo “scusate,grazie" ed era uscita lasciando tutti così “Aspetta ti aiuto“le aveva detto Michela,che aveva colto il malessere della ragazza ,e si era innervosita. Nessuno aveva più voglia di giocare-
gian.z
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Si Gil se era andato e adesso forse l'aspettava davvero quel “Da grande, quando sarai sposata e felice..." detto da suo padre. Ma senza Gil. Le note di quella canzone che le aveva dedicato le facevano male. Che fare? Certamente come lui aveva fatto per la musica, così lei doveva diventare un artista... oh cielo, forse sposata e felice... Nel suo ultimo acquarello aveva disegnato molte, veramente molte volte un pugnale, un coltello, qualcosa del genere. Poi nessuno l'aveva più vista.
quotidiano
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E così si isolava nello spleen di un contatto con un altrove mediato dall'arte. Eccola lì, in trance, davanti al "suo" Mantegna. Ecco che giungeva a lei, attraverso gli occhi sgranati, la vertigine emotiva che la allontanava dal reale con la sua pesantezza, sospingendola in una nebbia ovattata e protettrice come un grembo.
Anny ciaoooo!!!!
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In un angolo, vicino al Mantegna, Eleonora pensava a questa magica sensazione che la mandava lontano. A ben pensarci, poteva essere solo l'effetto di quella meravigliosa prospettiva, così forzata, in grado di alterare anche la sua percezione della realtà. Si trattava di una "prospettiva", uno sguardo sul futuro. Le sembrava di averlo visto questo benedetto futuro, almeno qualche frammento, anzi molti frammenti. Proprio lì davanti al Cristo Morto, uno scorcio sensazionale. Sentiva ancora le parole del padre.
metropolitana
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Mario chiuse la porta della galleria. Le ombre delle sculture che restavano una volta spente le luci di esposizione,lo facevano sempre rabbrividire. C'era qualcosa di lugubre in quelle forme stilizzate ed esasperate,e la visita di uno strano cliente che lo aveva occupato nel tardo pomeriggio,ora gli suonava come una minaccia recondita. Nome straniero,accento straniero non convincente, un colloquio concitato tenuto al telefono in una lingua dell'est,tutto questo gli dava una inconsueta velocità,mentre anche l'edicola di fronte,solitamente ancora aperta, lo aveva privato anzitempo della luce necessaria a serrare con sicurezza il lucchetto. Fu allora che sentì la presenza alla sue spalle. Si era avvicinato senza rumore, poteva vederne solo l'ombra proiettata sul vetro. "Lei è Mario,vero?"
vronskj
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"Mario il gallerista o Mario il pugile?". Quella voce. Era come ritornare a un'altra vita. La palestra di periferia piena di fumo,i ragazzi che arrivavano stanchi dal lavoro per allenarsi. E Mario,quel Mario, che scappava dal negozio del padre per andare a tirare di boxe,perché glielo avevano detto,lui era una speranza,lì all'Invicta.Fu come vedersi passare 30 anni davanti agli occhi,ma fu un sogno breve. Un fendente dato da una mano esperta lo stese sul marciapiede. Non sentiva,non vedeva più niente. Solo un ronzio nel cervello e davanti agli occhi una nebbia rossa. La voce sotto quel ronzio,tranquilla,diceva qualcosa che non riusciva a capire. Sentì solo un nome,Laura. Poi più niente.
manu52
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Non poteva finire così, proprio adesso che era a un passo dalla verità, dopo tanti anni in cui non aveva mai smesso di indagare, di capire cos'era capitato quel terribile giorno e perchè. Mentre Mario perdeva conoscenza, Laura si era avvicinata a lui. Come spesso succede, queste tragedie sono il gesto folle di chi conosci bene. Mario a terra, i suoni e le voci si allontanavano e ancora un tagliente ricordo di quel dolce volto gentile, perduto per sempre in un tempo lontano. Per mano di chi? Gli era persino sembrato che il cellulare tra le sue mani squillasse.
quotidiano
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Era vero?Si era sentito scivolar via ,Si accorse vagamente di cosa era capitato. Era come se la sua mente o meglio la sua volontà, fosse una mosca imprigionata in una cera molle. Fluttuò lievemente nel tentativo di reagire , ma invano.Senti’lontana una voce che diceva “svegliati, Mario svegliati”
Aprì gli occhi e vide di fronte a se Eleonora che lo osservava attonita, Sbatte’ le palpebre e disse”cosa ho fatto? Sono svenuto?La fissò un momento poi si alzò a sedere.
gian.z
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Eleonora, tornata in sè dalla sua sindrome..si accoccolava materna su Mario sostenendogli il capo con una mano, mentre una lunga ciocca dei suoi capelli sfiorava il grosso naso, pesto e sanguinante. Questo tocco leggero e solleticante, pregno del profumo di lei, era l'ancora che lo aveva riportato in sè dallo stordimento. "Laura, disse, ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?"
Anny ciaoooo!!!!
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, Beatrice sorrise un attimo.. e disse "no..Mario quella è una canzone di Battisti...Sono Beatrice non mi riconosci..? oddio che botta, ti è caduta la saracinesca sul naso mentre chiudevi ? è tutto aperto..."Mario ebbe un sussulto."come aperto ? Laur..ehm Beatrice, no, avevo chiuso..che mi abbiano rubato qualcosa? Dannazione e barcollando si precipitò all interno della galleria.Nella penombra si accorse subito della cornice mancante , la più ammirata , non la più preziosa per fortuna.Ma significante, un ritratto di una donna seduta ,un viso inquietante,spettrale,su sfondo nero , scomparsa molti anni prima e mai ritrovata "perchè lei"si chiese Mario"perchè"
gian.z
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Scusate Eleonora non Beatrice..ho sbagliato è tardi ho sonno!
gian.z
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Mario straparlava e stravedeva, citava nomi a caso, aveva visto persino un sassofonista magro che suonava “Round Midnight”. La botta era bella tosta, sulla sua testa di vecchio gallerista. Di una cosa era certo che aveva rivisto Eleonora in quella “realtà elastica” che aveva appena attraversato, ondeggiando tra il passato e il futuro, tra “date” che si accavallavano, che spingevano la sua percezione oltre la forzatura del “qui e ora”. “Ora occupiamoci del ritratto rubato” gli stava chiedendo il poliziotto. “Lo descriva bene: donna scomparsa molti anni fa, e l’autore?”. Questo Mario, anche se “suonato”, lo ricordava bene: “Gil un musicista giovane e innamorato, ma insicuro, aveva fatto questo “Ritratto di donna oltre gli inganni del tempo”.
metropolitana
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Il ritratto l'aveva fatto Gil, il cantautore che aveva lasciato Eleonora per non avere legami soffocanti, ma quando poi aveva saputo di lei, così persa nel nulla, non si era dato pace, l’aveva cercata sempre. Si era messo anche a dipingere e, proprio con quel quadro, aveva sperato di rivivere il legame con la piccola Eleonora, esile e delicata. Mario parlava e cercava di concentrarsi su ogni cosa: “Sa, commissario, che chi viene a contatto con quel quadro, con quella storia, ne rimane coinvolto”. “Non sono commissario, ma coinvolto come?” “Entra nella storia, ne esce, diventa autore, protagonista, giovane, vecchio”.
angelino
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I ricordi riaffiorarono. Era come avere aperto un cassetto lasciato chiuso per anni. Era come aver trovato qualcosa cercando dell' altro,e soprattuto quel nome,Laura. Era lei la donna del ritratto,la ragazza di quel tempo passato nella palestra del pugilato,dei suoi primi combattimenti e delle prime vittorie. Laura,timidamente,quasi di nascosto,lo veniva a vedere sul ring,lo incoraggiava. Lei così apparentemente lontana da quegli ambienti,così altera,la 'signorina' come la chiamava la mamma di Mario. La figlia del conte che abitava al secondo piano,che scendeva svelta alla mattina per correre all'università, che rientrava sempre presto,che nascondeva un segreto che solo Mario conosceva e che non avrebbe mai rivelato a nessuno. Laura e il ragazzo che stava al mezzanino. Cosa c'era fra loro?
manu52
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Quella notte Mario non riusciva a prender sonno,le immagini correvano nella sua testa,Laura,Gil,Eleonora,Michela,la polizia,così vicine che sembravano reali.Si alzò,si avvicinò alla finestra,nella strada,la nebbia,un lampione,spossato si lasciò andare sulla poltrona Di nuovo come la notte prima un ronzio ignoto nella sua testa.Poi bruscamente le immagini,i rumori si fermarono.Non si rese conto se era sveglio.Nella semioscurità della stanza, mobili neri,quadri.Sbarrò gli occhi e rimase impietrito,su uno di questi,la vide, illuminata dalla luce del fanale, era il ritratto rubato, Laura. La figura,sembrava indietreggiare,tendendo una mano come a chiamarlo.Rimase così terrorizzato,incapace di reagire,guardando nel vuoto, poi l immagine sparì.Mantenne il segreto per alcuni giorni poi..
gian.z
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Seduto al suo, solito, tavolo Leo chiese a Michela: "Il solito, grazie. Ma di solito quella sera nel bar di Brera non c'era niente. Leo pensò: "Vedrai che adesso scoppia il casino. Questa storia di Mario non poteva durare troppo. La questura già lo indagava: per il passato, per il presente." Era talmente nervoso che uscì dal bar e si accese una sigaretta. Pioveva, poco.
Lina Sotis
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FACCIAMO IL PUNTO:
Eleonora è una giovane studentessa di belle arti. Ama il Mantegna, soffre d'amore per il fidanzato Gil, che l'ha lasciata, freme ancora alle parole del padre che le prospetta un futuro felice.
Mario è un gallerista con un passato non chiaro e un presente poco pulito. Nella sua giovinezza, una palestra di pugliato e una donna, l'aristocratica Laura, scomparsa da tanto tempo.
La Redazione
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Una sera, questo passato torna ad aggredirlo con un esperto fendente: mentre cade a terra e perde conoscenza, Laura ed Eleonora si sovrappongono davanti ai suoi occhi intrecciando tempi e dimensioni diverse. Fulcro della vicenda diventa il ritratto di donna (Laura? Eleonora?) dipinto da Gil che viene rubato a Mario, non si sa da chi, non si sa perché. Leo, che conosce Mario da sempre, sembra saperne di più ed è preoccupato.
QUI COMINCIA IL SECONDO CAPITOLO!
La Redazione
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..”Che fai qui fuori” gli chiese Mario,” entriamo, devo parlarti mi è successa una cosa strana”, dopo ever salutato si sedettero di fronte , Michela se ne restò in disparte ma non troppo ”ecco,Leo ora lo sai anche tu,e so anche che non sei d’accordo, che è pericoloso perche’ credono che fossi in qualche modo coinvolto, ma devo cercare Laura, non riesco a perdonarmi di averci rinunciato per tanto tempo, di aver ceduto alle minacce non importa se qualcuno non vuole,Non riesco a guardare Eleonora senza pensare a lei e ogni volta che entra in galleria,fissava i quadro per minuti ..sono identiche ti dico. ora devo capire come è sparita e anche quel quadro..”- e chissà Gil,- pensò- il suo dipinto,era tratto da una foto antica, forse quella ce l ha ancora-se non l ha data alla polizia….
gian.z
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Davanti ad una bella birra fresca e schiumosa, la lingua di Leo si sciolse immediatamente, prima per inghittirne una sorsata che gli lasciò un buffo baffo di spuma sulle labbra, e poi per proporre ammiccando : "Ce l'ho io un buon "rigattiere" giù ai Navigli, un bell'avanzo di galera che nel suo cantinone "custodisce" le opere che prendono il volo dal legittimo proprietario e, guarda caso atterrano spesso lì da lui. Il nome non lo so, tutti lo chiamano Manina. Potrei fare in giro da lui, che te ne pare?"
Anny ciaoooo!!!!
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Il mattino dopo Mario,vide Eleonora,con la sua cartella ,davanti alla vetrina.Gli sorrise,fece cenno di entrare.”come va oggi?"chiese lei.”insomma,il quadro di Gil"rispose,ma vedrai,forse Leo ha amici nelle alte sfere, anzi basse,insomma le ha .Senti,aggiunse,”mi staresti qui dieci minuti,vado al bar,un caffè,”Certo,sì" rispose Eleonora "non rubo nulla” scherzò.Tornò dopo un po. "Venduto niente"?chiese subito”No rispose lei,solo mio padre,ha chiesto cosa facessi qui,un po seccato.no, venduto no,solo uno scambio,un ritratto.Mario per un attimo si fece serio poi risero”Vai grazie”.Lei lo salutò e uscì in fretta.Si accorse subito del perché quella battuta,Eleonora aveva appeso nel posto vuoto.Un volto di donna fatto a matita con tratti rapidi,sicuri,molto bello .Eh benedetta ragazza.- pensò..
gian.z
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Il bel volto, simile a quello del quadro rubato, era elegantemente appoggiato alla mano sinistra, che mostrava un anello. Il ritratto, per la sua preziosità nel tratto della matita, sicura e veloce, poteva sembrare un’opera di Ingres. Solo un viso, la mano e l’anello, quasi incisi sul foglio, erano descritti mentre il resto era solo accennato, come a non voler datare il disegno. Lo sguardo sembrava dire: “Adesso hai capito?”. L’anello, all’anulare, poteva essere una fede, o anche no.
quotidiano
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Leo si stava avvicinando furtivamente a Mario, proprio all'angolo di via Brera: "Tieni, con questo vai da Manina" e, accostando le labbra all'orecchio del vecchio gallerista, deve avergli sussurrato l'indirizzo. Mentre Leo spariva nella nebbia di quella fredda mattina lombarda, Mario allungava uno sguardo al biglietto. Presentarsi presso Ufficio Informazioni bisestile “29 febbraio”. A quel punto la curiosità aumentava e si era messo a leggere anche la richiesta di Leo a Manina: “Pregasi conferire dettagliate informazioni al latore della presente” firmato OLE’. Accidenti come andrà a finire, si chiedeva Mario e, visto che era“il latore della presente,” sentiva l’urgenza di una sambuca con la mosca prima di muoversi.
metropolitana
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In realtà di sambuca ne bevve due e ne avrebbe chiesta una terza se Michela non l'avesse guardato con astio dicendogli:"Ti sembra questo il modo di risolvere un problema? Và a casa!". Mario era troppo debole per controbattere e, prima di andare da Manina, passò da casa dove prelevò una "vecchia compagna" : una vecchia beretta appartenuta a sua nonno e mai dichiarata. Così si sarebbe sentito più sicuro. L'idea di incontrare Manina davvero lo innervosiva e non voleva altri scherzi.
Nontiscordardime
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Il buio della sera e quel tanto di nebbia gli rendevano le cose più facili, era come camminare nell'irrealtà, non poteva succedere niente di male. Verso viale Gorizia, al semaforo, qualcuno gli si era avvicinato e, femo al rosso come lui, guardando dritto davanti e mai verso di lui stava emettendeo delle parole, non molto chiare: "latore della presente?". Mario spaventato si stava girando, ma Manina subito aveva incalzato "zitto e seguimi". In realtà Manina era poco più che un ladro di polli, ma sapeva tutto di tutti e anche quello che loro stessi avevano scordato.
quotidiano
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Lo avevano chiamato così per via di quella protesi coperta da un guanto nero che portava con sè, come tutto quello che riguardava Gualtiero, un numero imprecisato di leggende. La mano era saltata via,diceva lui,come se parlasse di un tappo di champagne,durante una missione in montagna. Ma Manina era stato spia dei fascisti,dei tedeschi,di chi gli allungava più favori. No,la mano la perse sotto un tram,dopo l'armistizio,dicevano altri. In realtà la mano di Gualtiero aveva subito un destino assai meno eroico ma non meno atroce.Il suo proprietario,che negava recisamente di aver mai lavorato in vita sua, l'avava lasciata sotto una pressa,quando era operaio all'Alfa Romeo.
Altri tempi,quasi in odore di onestà,che Gualtiero ricordava con fastidio,fiero dell'aura fumosa che si portava addosso.
manu52
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Del resto Gualtiero amava molto mostrare quel suo aspetto rude marcato da una mano finta ricoperta di freddo velluto nero. Però... sotto sotto... aveva un segreto incofessabile: amava indossare lingerie da donna, lo faceva sentire sicuro di se, gli piaceva così come gli piacevano le donne. Forse anche troppo. Forse per questo aveva qualcosa di loro sempre con se. Preferiva la lingerie di raso rosso, lo stesso colore di smalto che amava mettere sulle unghie della sua mano di legno. Chi avrebbe mai potuto scoprire il suo inconfessabile segreto?
Nontiscordardime
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"Dettagliate informazioni" sogghigno. "Sicuro di volerle, le DETTAGLIATE INFORMAZIONI"? Il sorriso di Manina è sempre più crudele.
"Pagherai cara la tua curiosità, visto che dopo... dovrò assicurarmi il tuo silenzio". Cari lettori, penserete: ecco che ora Mario si avvarrà della "fida compagna"... ma avete sottovalutato Manina, così chiamato non solo per l'arto artificiale, ma per la sveltezza delle sue dita... proprio quella rivoltella è ora puntata contro il suo terrorizzato proprietario!
Pulcina
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