Ludovica Amat
Ludovica Amat


Cecilia Falcone
Cecilia Falcone


Elena Dragoni
Elena Dragoni


 
Contenuto inviato. Continua a leggere.

I campi contrassegnati con * sono obbligatori.

*Titolo:
*Testo:
Ragazze da Marito
Dicci la tua o chiedi il parere di un esperto
giovedì 8 luglio 2010
Conoscere una lingua straniera: CONOSCERE SE STESSI.
Alcuni di voi lo sapranno, ma altri no. Frequento il liceo linguistico e studio inglese, francese e tedesco oltre al latino...Mai e poi mai avrei pensato di riuscire a conoscere me stesso e gli altri grazie alla mia scuola...Leggete questa mia riflessione che voglio condividere con voi e vorrei che mi diceste quello che pensate a riguardo...Inutile negarlo:il linguaggio della gente del XXI secolo sta compiendo un percorso inverso al dovuto e ciò significa che sta avvenendo un’involuzione, una scalata verso il basso, come se la semplicità, da non confondersi con la sintesi, rappresentasse il modo più diretto di esprimersi. Un concetto espresso in forma sintetica implica una conoscenza approfondita dell’argomento e del linguaggio stesso, uno semplice è invece spoglio di argomentazioni, privo di contenuto. L’uscita da questo circolo vizioso è ormai da ritenersi necessaria per tutti coloro che nella vita voglio essere qualcuno, che non vogliono essere la massa, ma una singola persona pensante ed autonoma; la ragione distingue, l’ignoranza offusca e confonde. Il primo passo per raggiungere i propri obiettivi e quindi distaccarsi dalla comunità intraprendendo un proprio percorso, è capire sé stessi. La scoperta del proprio individuo è da riconoscersi nella consapevolezza delle proprie capacità e una persona che le conosce sa anche quali sono i propri limiti. Bisogna dunque superarli in quanto il proprio intelletto e la formazione culturale ne sono la causa. Sorpassare un ostacolo implica entrare in contatto con nuovo luogo da scoprire, un nuovo mondo da cui apprendere e l’unico sistema per fare in modo che ciò possa avvenire è la padronanza del linguaggio, sia esso simbolico, visivo o verbale. Tutto ciò abolirebbe le incomprensioni e si potrebbe tranquillamente avere una vita in cui la scoperta del prossimo è una sfida con sé stessi, non un attacco al diverso. Apprendere una lingua straniera, conoscerne le origini e l’evoluzione è la forma primaria dell’eliminazione di un muro che qualcosa, o qualcuno, ci ha imposto; potrebbe anche essere positivo conservare la propria provenienza e le tradizioni, ma ciò che conta è l’esistenza di una via di passaggio, la costruzione di una porta che possa consentire il traffico di idee che spesso e volentieri migliorano e fanno riflettere, specialmente se provenienti da spazi distanti e diversi da noi. Non ci si può chiudere in sé stessi rischiando anche di diventare misantropi e omofobi. Questi è colui che non vuole conoscere. Chi non si apre ai confronti, si pone dei limiti, ha paura. L’altro, il diverso deve affascinare, non spaventare ed è necessario riconoscere che ogni persona è differente da un’altra. Siamo quindi esseri a sé e dovremmo allora avere anche paura di noi stessi, ma non andremmo da nessuna parte senza delle basi certe. Saggio chi vuole conoscere e confrontarsi, facendosi talvolta autocritica. Lo studio di una lingua straniera è lo studio della vita che ci circonda, un grande viaggio e la nostra mente è il nostro bagaglio che deve riempirsi di esperienze di ogni tipo. Incombere in realtà sconosciute presuppone anche una modesta dose di coraggio perchè nessuno sa quello che può incontrare, ma il miglior modo per apprendere una lingua (forma) è conoscere anche l’ambiente nel quale è impiegata (contenuto). Per sua etimologia, ecco che il contenuto contiene e la forma non può avere forma senza un contenuto. E’ un sillogismo inconfutabile. La scoperta di nuovi orizzonti e vivere all’interno di essi è necessaria. L’uomo deve capire i meccanismi di una società, farne propri e scegliere quali conservare, cercando di capire le differenze e cosa rende migliore o peggiore quella filosofia di vita. “Ai posteri l’ardua sentenza”. No. Le nuove generazioni non devono dare un giudizio sul passato, ma da esso riflettere apportando delle modifiche sul presente. Non si può vivere sempre guardando troppo indietro o troppo avanti. Ci si dimentica troppo spesso del presente. La critica alle altre società deve apportarsi quando per primi si ha dubitato della credibilità della propria. Tutti possono, ma soprattutto devono migliorare, attenzione però a non subordinarsi a nessuno. Per avere un’integrazione, non si pensi che uno stato debba assorbirne un altro imponendo la propria verità e lo stile di vita. Entrambi sono rispettabili e devono essere rispettati. Bisognerebbe essere dei nuovi Robinson. Naufraghi in nuove terre, a contatto con realtà diverse, dobbiamo scoprire cosa ci ha resi differenti, giustificando chi, non per sua colpa, non ha la cultura, non è civilizzato. Un pigmeo non sa usare un computer, non ha l’acqua potabile a portata di mano, non ha istruzione. Se non in altezza, non è da considerarsi inferiore a noi. Purtroppo non ha avuto i mezzi. Molte popolazioni con meno tecnologia, meno istruzione e cultura sono però spesso più felici di chi invece vive in luoghi più moderni. Questo vero male che impedisce l’integrazione è infatti l’ignoranza e non l’inconsapevolezza. Chi ignora lo fa per sua volontà e chiude gli occhi. L’inconsapevole è colui che non ha esperienza, non è conscio dei propri errori e per questo motivo deve essere aiutato perché ciò non implica che non voglia scoprire il mondo in cui vive. Sta ai giovani il dovere di possedere un’adeguata padronanza della lingua madre in quanto con essa si scopre e si apprende. Tutto si ricollega. Conoscersi è il primo passo per imparare dagli altri e i primi passi vengono compiuti dal bambino, ovvero dalla gioventù; non ci si può aspettare che il cambiamento avvenga da una persona che per decenni ha vissuto allo stesso modo (anche se sarebbe auspicabile!). L’integrazione del prossimo, del diverso, coincide con l’accettazione del proprio ego, base e punto di partenza di tutto.
Luca PiccoloLuca Piccolo

3 Risposte - rispondi       Share


Risposte
camomillasono completamente d'accordo, più d'accordo di così si muore. all'inizio solo la frase "dobbiamo scoprire cosa ci ha resi differenti, giustificando chi, non per sua colpa, non ha la cultura, non è civilizzato" mi aveva istintivamente lasciata un po' perplessa, perchè siamo tutti più simili agli altri uomini che a qualsiasi altra cosa,c'è quasi sempreil modo di comunicare e non considerei "inferiori" coloro i quali non hanno studiato ma,come hai detto successivamente, meno fortunati e ugualmente capaci di molte e più cose di quelle che sappiamo fare noi diplomati o laureati. bella la distinzione fra inconsapevolezza e ignoranza,quest'ultima è più un atteggiamento. è vero che con lo studio si migliora anche quello, ma in generale,in quanto uomini, tutti abbiamo la capacità di porci domande,di meravigliarci e sopratutto possediamo dei neuroni specchio che ci permettono di identificarci nel prossimo:proprio questo processo è alla base della morale. tempo fa riflettevo su queste cose e ora credo di poter dire che le violenze che vengono fatte alle donne in certi luoghi della Turchia (per dirne una),le oppressioni e gli omicidi in famiglia per "onore" non sono affatto frutto di una cultura,ma di una dis-cultura..una grande pigrizia in pratica,che si accontenta di formule crudeli e presenti nel proprio passato storico invece che ascoltare quei neuroni specchio che abbiamo tutti,o semplicemente la voce di una donna. per certe indecenze non c'è tradizione che tenga. in fin dei conti mi sembrano più umani quei giovani che si fanno saltare in strada uccidendo decine di persone; è atroce, ma almeno loro,morendo per un ideale folle, dimostrano di avrci creduto fortemente, forse anche perchè altri uomini hanno fatto loro un bel lavaggio del cervello-e si capisce,con pochi soldi,pochi anni di esperienza e poco confronto con gli altri e con altri punti di vista è più facile vedere il diverso solo come nemico. laddove c'è viltà e volontà di chiudere gli occhi per poter perseguire la via più comoda e più violenta poi è anche peggio. e in occidente, america inclusa, ne abbiamo molti esempi.
camomilla
camomillaaggiungo che la regina Rania di Giordania non fa che ripetere a ogni incontro ufficiale quello che hai appena detto tu,e che penso anche io: la scuola è fondamentale e bisogna fare il massimo affinchè tutti i bambini possano andarci. ah Luca..a proposito di diplomati o laureati ti volevo comunicare che mi sono diplomata allo scientifico. voto 71, abbastanza dignitoso..e poi ho smesso di voler eccellere un paio di anni fa,e sono diventata più serena. anche se devo ringraziare quei sofferti anni di eccellenza per gran parte dei crediti che ho avuto :)
camomilla
Lina Sotis Luchino è tornato!
Lina Sotis
 
 
Archivio
maggio 2012
aprile 2012
marzo 2012
febbraio 2012
gennaio 2012
dicembre 2011
novembre 2011
ottobre 2011
settembre 2011
agosto 2011
luglio 2011
giugno 2011
maggio 2011
aprile 2011
marzo 2011
febbraio 2011
gennaio 2011
dicembre 2010
novembre 2010
ottobre 2010
settembre 2010
agosto 2010
luglio 2010
giugno 2010
maggio 2010
 



PUBBLICITA'



TAGS





BLOGROLL


 
Contatta la redazione Disclaimer & Privacy Advertising & Media
Credits - Famebridge