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Sono andato a visitare alcuni bambini in un campo Rom, dove le condizioni igieniche e ambientali sono disastrose: mancano l’acqua, la luce, i servizi igienici e spesso anche il cibo.
I piccoli razzolano per terra come le galline e il bisogno di lavarsi resta una pura utopia. Inevitabile quindi che tutti siano stati infettati da parassiti intestinali, specialmente da ossiuri.
Anche i nostri bambini, oltremodo più fortunati da un punto di vista sociale, corrono questo rischio, giocando ai giardini con la terra o con la sabbia, dove si annidano le uova di molti parassiti.
I più comuni sono proprio gli ossiuri, quei piccoli vermini bianchi lunghi meno di un centimetro, spesso visibili ancora in movimento nelle feci: essi sono la causa più frequente di parassitosi intestinali nell’infanzia, data la facilità con cui i piccoli portano le mani alla bocca, senza averle prima lavate. I sintomi generali sono praticamente assenti, limitandosi alla presenza di prurito anale, spesso intenso, e di arrossamento locale. La diagnosi si fa con l’esame (anche solo a vista) delle feci o con lo scotch-test, per la ricerca delle microscopiche uova nella zona perianale.
La terapia è fortunatamente molto semplice: un cucchiaino (5 ml.) di Mebendazolo (Vermox)
in dose unica (anche ai fratelli e ai genitori), da ripetere dopo tre settimane.
Prima regola comunque al ritorno dai giardini, dalle pinete, dai boschi: lavarsi immediatamente le mani! Che le mamme, le nonne, le tate non si dimentichino mai quest’accortezza!
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