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Le donne oggi sono più forti, vivono più a lungo, sono più impegnate di una volta.
Di conseguenza diventano madri più tardi, quasi aspettassero per questo evento la loro età migliore, la loro splendida maturità.
Solo nel 1980 l’età media delle neomamme era di venticinque anni, oggi in Italia è arrivata a trentuno, età in cui nell’ottocento molte di loro diventavano già nonne.
Cosa determina questo tiro all’elastico verso l’età adulta nella decisione di mettere al mondo un figlio? Sicuramente la maggior consapevolezza e responsabilità nel pianificare un passo così importante, la possibilità di gestirlo con gli anticoncezionali (cosa una volta impossibile), il desiderio di libertà nella gioventù, la necessità o l’ambizione di acquisire e mantenere un’attività lavorativa: tutto ciò ha sensibilmente spostato in avanti la decisione di dare una svolta così forte alla propria vita.
Le cosiddette “primipare attempate” (termine, a mio parere, infelice, dato il notevole protrarsi della giovinezza ai giorni nostri) sono le future mamme che superano i 35-36 anni di età, mentre sono “precoci” quelle sotto i 18 anni. C’è una diversità evidente nel loro comportamento dopo la nascita del piccolo.
Le giovani sono spregiudicate, vivono la maternità in leggerezza, talvolta con incoscienza, affidandosi a precoci neononne (molto più ansiose di loro), trascurando spesso norme elementari nell’alimentazione, nel valutare i sintomi di malattie, nella somministrazione di terapie, nell’abbigliamento, nei viaggi.
Le “attempate”, sicuramente più consapevoli e mature (per questo a mio parere più “belle”), sono quasi sempre preda di mille paure, telefonano al pediatra talvolta per delle banalità disarmanti (ma io sto sempre dalla loro parte): 37° è febbre? L’acqua minerale va bollita? oggi è nuvolo, esco lo stesso? E’ cominciata sicuramente la parte più importante della loro vita e non vogliono sbagliare nulla. Amiamole e stiamo loro vicini nella loro età più bella: sono comunque e certamente fra le donne più felici del mondo.
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