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Elogio della lentezza martedì 31 gennaio 2012

Viviamo superando con frequenza la stessa velocità della trasformazione del nostro mondo, accettando consci o inconsci la tirannia del mercato. Facciamo correre l’immagine di noi stessi, non il nostro essere reale con affetti e debolezze, intelligenza e sentimenti. La pausa è una rapida sosta per recuperare energie consumate in fretta. Abbiamo così perso la capacità di vedere, di percepire, di cogliere la bellezza che potrebbe salvarci. Non sappiamo più dove andiamo. Procediamo con l’ambizione di uscire dalla massa immergendoci sempre di più in essa. Allora dico: viva la lentezza, ossia il movimento duttile, flessibile, tenace (sono i significati originari di lento), che ci fa emergere realmente con i nostri sentimenti, sviluppando la capacità di percepire e ascoltare aperti al mondo, alla curiosità, alla conoscenza: un esistere pensando, dove l’immaginario non conosce bordi. Achille non raggiungerà mai la tartaruga!

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Massimo Venturi Ferriolo

     
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Parole, un regalo che viene dall'aldilà martedì 24 gennaio 2012

Puy en Velay (paese dell’Alta Loira in Auvergne), dice Le Monde (10/1) introducendo l’argomento, era una volta noto per le lenticchie verdi e per uno di quei formaggi agli “artisous”, gli acari che brulicando nella crosta rendono buonissima la polpa. Oggi è diventato il luogo di un esperimento importantissimo sulla parola, o meglio sull’insegnamento delle parole alle scuole materne, che lì si fa ricostruendo il senso di ciascuna parola in modo collaborativo tra insegnanti e bambini delle materne. E’ una prima reazione alla scoperta che il 29% dei ragazzi diciassettenni francesi non sa “leggere efficientemente”. Dopo l’ubriacatura di parole stolte e infingarde degli ultimi anni è una notizia consolante. Le parole sono un regalo che ci viene dall’aldilà: chi ci ha preceduto su questa terra ci lascia in continuazione migliaia e migliaia di piccoli preziosi regali costruiti con pazienza artigianale nei secoli. Ognuno di questi regali è pieno di sensi misteriosi che vanno scoperti con venerazione e rispetto e, a ognuno di noi ,è affidato il compito di coltivare questi tesori viventi migliorandolo e abbellendolo per trasmetterlo a nostra volta. Chi usa le parole senza rispetto fa uno squarcio obbrobrioso nella tela delicata della civiltà.

 

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Guido Martinotti

     
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Soldi, si impara da piccoli martedì 24 gennaio 2012

La paghetta. Darla? Non darla? Quanto e come?
1) Darla, non come diritto, ma come insegnamento ad amministrare i propri soldi.
2) Dare una somma, equa, con l’età e con il giro di amici che frequenta. Implicito stare attenti agli amici.
3) Se siete separati, divorziati, annullati o litigati attenti, che il partner non rilanci. Troppi soldi fanno male e sono diseducativi.
4) Meglio al mese che alla settimana, impareranno prima a confrontarsi con il denaro, i consumi, i desideri.
5) Quando iniziate spiegategli in 3 concetti il valore dei denari: mai sprecarli, mai ostentarli, sempre guadagnarli.
6) Fategli capire che un uomo e una donna, abbienti, sanno quando risparmiare e quando investire. Non saperlo fare è una autocondanna.
Così, a 16 anni, mi insegnò il mio tutore. Con 10mila lire al mese, meno vitto e alloggio, pensavo ai vestiti, ai libri, alle attività sportive al di fuori del collegio.
Lo ringrazio ancora.
 

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Lina Sotis

     
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La cosa più buona del mondo martedì 10 gennaio 2012

Negli anni Settanta, era diventato un tormentone di “Alto Gradimento”: Giovanni Malagodi che ripeteva “Il pane è la cosa più buona del mondo”. Come dargli torto? Basta passare dinnanzi a un autentico “prestinaio”, col forno e il titolare tutto imbiancato (ce ne sono ancora), per ripiombare nella nostalgia dei tempi nei quali al centro della tavola, comunque, c’era il pane. Forse è per questo che mio marito protesta quando (raramente) a tavola non trova il pane fresco; più che mangiarlo, vuole vederlo, riconoscendovi un segno antico di civiltà o, come diciamo oggi, di cultura materiale. Un salto in panetteria (e pazienza se non trovate più la michetta), perciò, non è un atto di consumo, ma il segno di appartenenza a una storia.

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Luisa de Martin

     
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Punto a capo martedì 3 gennaio 2012

A una lezione di Tai Chi il maestro mi spiegò che il senso di una mossa chiave stava nell’accogliere un colpo, inferto da un nemico immaginario, assecondandone il moto e l’energia che lo muoveva verso di me, fino ad accoglierlo, come in una contrazione, rotonda ed enfatica, capace di respingerlo fuori con lo stesso moto rotatorio, ma diverso perché in più avrebbe avuto la mia forza, che lui definiva creativa.
Questa spiegazione sospese in me il giudizio sulla qualità e l’intenzione del colpo in entrata, come se fossero argomenti secondari rispetto al fatto che si trattasse comunque di energia che arrivava, una specie di occasione che poteva ben trasformarsi in qualcosa di buono, se non avessi fatto muro ed se non mi fossi limitata ad incassare. Fu una lezione importante.
Il mio proposito per il prossimo anno è ricordare la lezione, cercare di sospendere il giudizio su quello che arriva e cercare di ritenerlo soprattutto esperienza, energia da accogliere e reinterpretare, creativamente, come ogni corpo e ogni cuore sa fare, pure indebolito. Scrivo cuore anziché testa perché ho scoperto che gli antichi dicevano così, gli antichi saggi, non gente sdolcinata. Decidevano col cuore, e io vorrei tornare anche ad essere un po’ antica.
Sarà un anno interessante, proviamo a sospendere il piagnisteo, ciascuno il sacrosantissimo suo, approfittiamo degli scarti, nel senso di deviazioni, che questo percorso libera per ridefinire le priorità, sappiamo benissimo quali erano quelle che ci facevano felici, basta ricordarsi di cosa ci piaceva da piccoli, dimostriamoci di saper essere felici, andiamo a curiosare in giro, parliamo con tutti. E se mi vedete cedere, cari tranquilli, non datemi scampo. Promesso?


 

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Ludovica Amat

     
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Sobrietà, il colore del tempo martedì 27 dicembre 2011

Il colore del nostro tempo è straordinariamente definito. Più che da una tinta viene consacrato da un sostantivo, che si trascina dietro un mondo di continenza, frugalità, temperanza, semplicità e misura. Dopo un periodo sfrenato, smodato, sregolato, dopo un periodo esagerato, ecco arrivare la sobrietà, tenue, leggera, appena accennata, ma così consistente, e pertinente con gli stati d’animo del momento, che invece di una nuance diventa un'ondata di austerità, rigore, essenzialità che dominerà il nostro futuro.
Noi interpreteremo la parola con atteggiamenti e desideri nuovi, con nuovi vestiti e accessori. Sceglieremo spazi sobri e funzionali, illuminati solo dalla nostra personalità.
In tanta sobrietà il colore del tempo prevede un solo eccesso, anzi due: gentilezza e sorrisi. Due nuances, poco praticate prima che il mondo cambiasse tinta.

 Voi sentite che cambia il colore del tempo? Da cosa ve ne accorgete? Avete già iniziato a limitare gli eccessi? Preferite questi tempi o preferivate gli altri?

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Lina Sotis

     
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Elogio della tenerezza martedì 20 dicembre 2011

Tenerezza, gentilezza, sorriso, sono l’unico bagaglio che non sente l’usura del tempo. Oggi, come ieri e domani. Con l’educazione è sicuramente uno degli unici patrimoni personali in grado di aprire ogni porta. Si può vivere senza amore, non senza tenerezza, che è la parte più leggera e avvolgente del sentimento. Come ha detto un illustre psicologo, «una carezza può cambiare una vita». Quante volte l’abbiamo aspettata? Quante volte potevamo farla? A che categoria appartenete? A quelli che davanti a una gentilezza, una carezza, una parola, si arrendono felici o ai duri, cinici, menefreghisti che non sentono il bisogno di niente?  

Per rimanere in tema, a Natale regalo Emilia, un lingotto di 1 kg di cioccolato fondente Zaini. E tanta tenerezza.

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Lina Sotis

     
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