Negli anni Settanta, era diventato un tormentone di “Alto Gradimento”: Giovanni Malagodi che ripeteva “Il pane è la cosa più buona del mondo”. Come dargli torto? Basta passare dinnanzi a un autentico “prestinaio”, col forno e il titolare tutto imbiancato (ce ne sono ancora), per ripiombare nella nostalgia dei tempi nei quali al centro della tavola, comunque, c’era il pane. Forse è per questo che mio marito protesta quando (raramente) a tavola non trova il pane fresco; più che mangiarlo, vuole vederlo, riconoscendovi un segno antico di civiltà o, come diciamo oggi, di cultura materiale. Un salto in panetteria (e pazienza se non trovate più la michetta), perciò, non è un atto di consumo, ma il segno di appartenenza a una storia.
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