A una lezione di Tai Chi il maestro mi spiegò che il senso di una mossa chiave stava nell’accogliere un colpo, inferto da un nemico immaginario, assecondandone il moto e l’energia che lo muoveva verso di me, fino ad accoglierlo, come in una contrazione, rotonda ed enfatica, capace di respingerlo fuori con lo stesso moto rotatorio, ma diverso perché in più avrebbe avuto la mia forza, che lui definiva creativa.
Questa spiegazione sospese in me il giudizio sulla qualità e l’intenzione del colpo in entrata, come se fossero argomenti secondari rispetto al fatto che si trattasse comunque di energia che arrivava, una specie di occasione che poteva ben trasformarsi in qualcosa di buono, se non avessi fatto muro ed se non mi fossi limitata ad incassare. Fu una lezione importante.
Il mio proposito per il prossimo anno è ricordare la lezione, cercare di sospendere il giudizio su quello che arriva e cercare di ritenerlo soprattutto esperienza, energia da accogliere e reinterpretare, creativamente, come ogni corpo e ogni cuore sa fare, pure indebolito. Scrivo cuore anziché testa perché ho scoperto che gli antichi dicevano così, gli antichi saggi, non gente sdolcinata. Decidevano col cuore, e io vorrei tornare anche ad essere un po’ antica.
Sarà un anno interessante, proviamo a sospendere il piagnisteo, ciascuno il sacrosantissimo suo, approfittiamo degli scarti, nel senso di deviazioni, che questo percorso libera per ridefinire le priorità, sappiamo benissimo quali erano quelle che ci facevano felici, basta ricordarsi di cosa ci piaceva da piccoli, dimostriamoci di saper essere felici, andiamo a curiosare in giro, parliamo con tutti. E se mi vedete cedere, cari tranquilli, non datemi scampo. Promesso?
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