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martedì 6 aprile 2010
Elena, precaria di trent'anni

"Cara Lina,
vorrei approfittare dello spazio di Tranquilla.it per raccontarti come ci si sente ad avere trent’anni oggi ed essere precari.
Ho una bella famiglia alle spalle, un compagno che amo e col quale vivo da anni, tanti amici e un lavoro, ripeto, precario, che nonostante tutto mi piace; combatto costantemente con il tempo che manca per tutti gli impegni (casa, amici, fidanzato) ma ho tanti motivi per essere felice.
Posso quindi dire di essere soddisfatta, per il presente: tante persone, in questo momento, non hanno tutto questo. E infatti sono felice, se non penso al domani.
Con quale prospettiva, infatti, vado avanti? Con la fatica di ogni giorno costruisco forse il mio futuro?
A loro tempo, i miei genitori hanno faticato, risparmiato, costruito mattone dopo mattone il loro futuro, hanno dato una vita serena, e opportunità, a me e mia sorella. I miei sono giovani, hanno sessant’anni, eppure anche ai loro tempi le cose non erano semplici se venivi da famiglie modeste. Ma sono riusciti, con fatica e volontà, a ottenere tutto quello che di importante si può volere nella vita: una casa e dei figli. Niente di più.
Ma io – come quanti altri adesso, nel Belpaese? – non posso permettermi di guardare un po’ più in là.
Avere trent’anni oggi significa “navigare a vista”: a meno di non essere i soliti noti, o i soliti raccomandati, o i soliti ricchi.
Non potersi permettere di pensare a un figlio, a meno di rinunciare al lavoro, o di accettare di tornare a carico della propria famiglia.
Non potersi permettere di fare progetti a lungo termine: uno su tutti, nemmeno tanto irrilevante: la casa.
Non poter spendere per le vacanze (con quanto costano gli affitti), o comprarsi un vestito in più in periodo non di saldi.
Ci chiamano “bamboccioni”, ma siamo quelli laureati (anche più volte) col massimo dei voti che collezionano stage non retribuiti, fanno gli straordinari per passione, sanno rinunciare al superfluo, rimboccarsi le maniche e, se c’è bisogno, si fanno piacere anche il lavoro in un call center.
I trentenni che conosco io si ammazzano di lavoro, si stressano, sopportano, risparmiano… si guadagnano ogni giorno con più fatica dei loro genitori e con meno speranze.
E nonostante tutto sono contenti; vorrebbero solo avere un po’ più di tempo.
Chissà poi per cosa, visto che il domani glielo (ce lo) hanno già rubato.

Perché ci lamentiamo ma non succede niente?
Chi ha sbagliato?
A chi ci dobbiamo rivolgere per cambiare le cose?

Elena Dragoni"
 

UNA GIOVANE LETTRICE CI SCRIVE

16 Risposte - rispondi       Share
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Risposte
non succede niente perchè finchè le leggi sono queste...Ci sono aziende che potrebbero anche assumere ma non lo fanno manco morte,un precario costa 1/3 di un'assunto in regola,tanti ci marciano con la scusa della crisi...sbaglia secondo mè chi lavora anche a 300 euro al mese full time,i politici fanno promesse che poi puntualmente finiscono nel nulla ,speculano sull'argomento del lavoro e basta,poi i bamboccionni siamo noi
Anonimo
AncamaliCara Elena ti sono vicina. Io di anni ne ho quasi 37...e dopo laurea, master, e anni di lavoro sottopagato e sacrifici....adesso...non è un buon momento per me. il mio cv è ottimo ma sono invisibile. e il futuro...semplicemente non esiste per me. Non riesco a vederlo. il mio cv è più lungo e complessodi quello di qualche ministro....eppure...:-((( un abbraccio solidale a te e a Luca Cappe. A.
Ancamali
Elena, la tua lettera è lo specchio del disagio di una generazione. Non sentirsi soli aiuta.
Anonimo
Sono d'accordo. E' una vergogna che non si investa sui giovani. L'Italia sarà presto un paese ancora più spento e immobile di adesso. La nostra generazione, di genitori e nonni, ha fallito. Perdonateci.
Anonimo
Cara Elena, ho quasi 29 anni, una bella famiglia alle spalle che mi ha sostenuta nella lotta all'anoressia ed un uomo accanto che sposerò a settembre. Il lavoro è buono, non fosse per il contratto di "apprendistato" e lo stipendio minimo. Anch'io, però, se guardo al futuro, mi rendo conto che la migliore delle ipotesi è che tutto resti com'è ora. Che fare, dunque? Vivere alla giornata mi sembra così riduttivo... ma quale sarebbe una concreta alternativa? Un abbraccio.
Anonimo
Ti capisco benissimo. Io ho fatto di tutto per laurearmi presto ma adesso sono una giornalista molto, molto precaria. I miei genitori non hanno sacrificato granchè per me ma non mi lamento. Non mi considero una bambocciona e penso che un giorno ce la farò, perchè lo voglio davvero :)
Veronique
eddasandroRispondo al Signor Ezio dovrebbe informarsi prima di offendere nonni e genitori dicendo che hanno fallito, certo lui non puo sapere come hanno fatto i nostri nonni e padri dopo la guerra del 45 i sacrifici di genitori, le vorrei dire legga i libri e si informi con persone che hanno vissuto il sacrificio per riportare l'Italia a vivere
eddasandro
Bella lettera, hai reso perfettamente la triste realtà di noi 30enni precari... la storia è sempre la stessa, qualsiasi laurea tu abbia preso o non preso. Dovremo tutti scappare all’estero? O restare e lottare per migliorare e cambiare il nostro paese, per i nostri figli? Credo che ormai da soli, non possiamo farcela, credo che l'unica cosa da fare sia lottare,tutti insieme,contro questa situazione che non va...forse a noi manca un pò il senso di collettività. Sbaglierò,ma non perdo le speranze!
Anonimo
E si forse ci vuole davvero la rivoluzione...
Anonimo
Ciao,anch'io sono una ex precaria...ex perche adesso sono una disoccupata. Colpa della crisi dicono,ma da quando in qua i sindacati (ho dedicato 5 anni a questo settore) risentono della crisi?Anche il mio curriculum è zeppo di corsi ecc. Fin troppo pare.Resta che ho 34 anni e tra 7 mesi mi troverò anche senza il sussidio di disoccupazione.E i politici? Pensano solo a promettere e poi si fanno le leggi ad personam o procurano la poltrona ai veri bamboccioni: i loro figli e parenti. Ciao.
Anonimo
Sì, Cristina, nonostante tutto non bisogna mollare mai. Ma a volte è difficile. O quanto meno sei costretta a fare delle scelte tuo malgrado. Il problema delle nostre generazioni è l'individualismo, non abbiamo più un senso comune di cooperazione, aiuto, di difesa di interessi comuni.
Anonimo
Intendevo come fallimento quello sociale. Non abbiamo impedito negli ultimi decenni che il nostro paese diventasse così diviso, rancoroso verso il diverso, individualista, ottuso e menefreghista. Di certo non parlo dei singoli, ma purtroppo è quello che siamo oggi. So benissimo i sacrifici che anche i miei genitori hanno fatto a loro tempo, vengo da una famiglia molto povera.
Anonimo
Cara Marina, penso che molti stanno usando questa storia della crisi... e sanno di poterlo fare perché tutti noi, per avere ogni mese i soldi per vivere, alla fine chiniamo la testa alla realtà. Ci lamentiamo ma non combattiamo. E dire che ci sono aziende che si basano sui precari... che forza avrebbero questi precari se smettessero per protesta di lavorare? Ma questo non avviene. Conta più delle lamentele il bisogno. E' un circolo vizioso che va spezzato.
Anonimo
Ragazzi (e Ragazze), capisco le frustrazioni ma cercate di reagire e di tirarvi su'. Cominciate a crearvi il lavoro, con spirito di imprenditorialità ed iniziativa. cara Lina, perhè non lanci una campagna tra i tuoi lettori: INVENTIAMOCI DEI LAVORI. In un Paese che sta velocemente invecchiando, forse servizi per gli anziani possono diventare un lavoro. O sbaglio? Scusate, sono molto confuso anche io.
Anonimo
Lina SotisRiccardo, difficile ma bella idea. Non solo la lanciamo, ma mi metto in contatto con una fondazione che aiuta e insegna Arti e Mestieri. Grazie
Lina Sotis
NontiscordardimeVorrei dare una ventata di positività ma davvero mi risulta difficile. Elena lamenta la sua precarietà da trentenne ma ci tengo a ricordarle ed a ricordare a tutti che, oggi, nessuna professione è non precaria. L'idea di perdere le mie "certezze" mi logora, tanto più che (come molti) ho sacrificato tanto (troppo) della mia vita ..oh.. però se dovesse andar male mi dedicherò alla cucina!
Nontiscordardime
 
 
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